lunedì 13 febbraio 2017

Colori nel bosco invernale ( Flammulina velutipes )

Castelli Romani, febbraio 2015; Foto di EnzoF



Ogni volta che incontro questi funghetti e succede sempre piu' raramente, mi vengono in mente ricordi della mia infanzia. Ormai sono trascorsi una quarantina di anni, forse anche di piu', da quel giorno che il mio amatissimo nonno mi disse " dai che andiamo a funghi", erano gli anni 70 e gli inverni erano molto piu' rigidi degli attuali. Quel giorno era particolarmente freddo e mio nonno che conosceva il territorio come le sue tasche, ma che non aveva la patente penso' bene di approfittare del passaggio offerto da alcuni cacciatori che andavano a fare la "posta " alla Beccaccia per andare a raccogliere un po' di "fogni de scopia " come chiamiamo la Flammulina velutipes in dialetto.
Cytisus scoparius 
La sua uscita prevedeva la compagnia di un bambino, del suo nipotino che lui amava moltissimo e dal quale era ricambiato e al quale voleva insegnare tutto il suo amore per la natura in genere e per le "sue macchie" in particolare. Aveva sempre lavorato nei boschi come "cavallaro", lavoro che consisteva nel caricare il legname con i cavalli e portarlo a destinazione. Preso un po' di sorpresa dissi " a funghi? con questo freddo?" e il nonno "non hai fiducia...eppure quando andiamo insieme li troviamo sempre". E cosi' nel bosco, anzi ai margini, perchè la Flammulina velutipes non cresce nei boschi, ma in mezzo alle  scopie ( Cytisus scoparius ).


Con un freddo pungente andiamo a funghi.In poco tempo riempiamo il cesto e via con il toto ricette: ci facciamo un sughetto e una bella zuppetta calda che con questo freddo non e' affatto male e visto l'abbondanza una parte la congeliamo per un bel sughetto con le " spuntature" da mettere sopra la polenta, e io dico " allora prendiamone ancora visto che ci sono " e lui felicissimo mi disse " dai adesso basta, questi sono sufficienti, torniamo un'altra volta". Era la testimonianza dell'amore e del rispetto per un territorio che pur abbastanza duro permetteva una esistenza dignitosa e ed era anche un pretesto per andare nuovamente a funghi con il nipotino , ma questo l'ho capito solo dopo...anche se per qualche anno in inverno le nostre periodiche uscite le abbiamo fatte ed eravamo felice entrambi.



EnzoF

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lunedì 16 gennaio 2017

il Fungo "hiemalis"

Castelli Romani, gennaio 2017; Foto di EnzoF


I funghi amano le piogge e il caldo, quasi tutti, ma alcuni preferiscono il freddo, la nebbia, persino il gelo. Amano condizioni meteo che sarebbero proibitive per la grande maggioranza dei funghi, ma non per loro, loro prediligono le intemperie, hanno un'antigelo naturale, Tubaria hiemalis è uno di essi.
Fungo saprofita di piccole dimensioni che cresce dall'inverno all'inizio della primavera su residui legnosi in disfacimento.
Curiosità
Polisaccaridi estratti dal micelio di Tubaria furfuracea e somministrati in cavie hanno presentato un'azione antitumorale inibendo la crescita di sarcoma 180 e del cancro di Ehrlich rispettivamente dell'80% e del 90% (Ohtsuka et al., 1973)

Fonte: Wikipedia
Recenti studi hanno dimostrato che Tubaria hiemalis e Tubaria romagnesiana sono identici a Tubaria furfuracea e quindi sinonimizzati

Current Name:
Tubaria furfuracea (Pers.) Gillet

Synonymy:
Tubaria hiemalis 
Agaricus furfuraceus 
Naucoria furfuracea 

Position in classification:
Tubariaceae, Agaricales, Agaricomycetidae, Agaricomycetes, Basidiomycota, Fungi

EnzoF


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lunedì 9 gennaio 2017

Cuphophyllus pratensis

Castelli Romani, ottobre 2016; foto di EnzoF

Sinonimi
Hygrocybe pratensis, Hygrophorus pratensis, Camarophyllus pratensis    

Poco diffuso, cresce a gruppi nei prati e ai margini del bosco o nelle radure boschive, più raramente all'interno del bosco.     
Il cappello che può raggiungere anche 7/8 cm di diametro è conico nel fungo giovane, poi disteso con il margine liscio e sinuoso; la cuticola è asciutta e igrofana, ed a seconda dell'umidità, i colori variano dall’arancio pallido al marrone aranciato, con orlo più chiaro; le lamelle sono tipicamente arcuate, spesse, distanziate, intercalate da lamellule e  decorrenti sul gambo, concolori al cappello ma più tenui; Il gambo è pieno, cilindrico, liscio, di colore biancastro; carne soda, compatta, biancastra con lievi tonalità color salmone, con odore leggero e gradevole senza sapori particolari.
Fungo piuttosto comune a tutte le quote, dalla pianura alla montagna, ma poco diffuso ai Castelli Romani in quanto predilige piu' i prati o i margini dei boschi piuttosto che il bosco fitto.

Current Name:
Cuphophyllus pratensis (Fr.) Bon, 

Position in classification:
Hygrophoraceae, Agaricales, Agaricomycetidae, Agaricomycetes, Basidiomycota, Fungi


EnzoF

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sabato 24 dicembre 2016

Auguri 2016



Tanti Auguri di Buon Natale 



con l'augurio di un 2017 ricco di serenita'


Colgo l'occasione per un ringraziamento ai lettori. 
Grazie!








Le pubblicazioni riprenderanno  a gennaio

EnzoF


domenica 18 dicembre 2016

Cantharellus amethysteus

Castelli Romani,ottobre 2016; foto di EnzoF

Sinonimi
Cantharellus cibarius var. amethysteus                                                                                                  

Cresce a gruppi nei boschi dei Castelli in autunno.       

Cantharellus con squame ametista sul cappello, carne giallastra, poco arrossanti e imbrunente a tempo secco.
Il Cantharellus amethysteus  è  simile alle altre specie appartenenti al genere Cantharellus, ricoscibile per il cappello squamuloso e spesso sfumato di lilacino-porpora.


Rispetto agli altri "galletti" il Cantharellus amethysteus  è probabilmente il meno diffuso nei boschi dei Castelli.

Current Name:
Cantharellus amethysteus (Quél.) Sacc.

Position in classification:
Cantharellaceae, Cantharellales, Incertae sedis, Agaricomycetes, Basidiomycota, Fungi

EnzoF